Violenza di genere – Sanremo 2024

Mare Fuori a Sanremo, il testo sulla violenza di genere recitato dal cast della serie

Questo è il testo recitato dagli attori di Mare Fuori sul palco de Festival di Sanremo criticato da Elena Cecchetin. (fonte)

Ascolta – Giovanna Sannino (Carmela)
Ascolta una donna che ti parla, si fida di te. Non trattarla mai con sufficienza, o con fastidio, neanche quando ti sembra che si stia lamentando di qualcosa. Perché c’è differenza tra lamentarsi di te e lamentarsi con te.

Accogli – Matteo Polillo (Edoardo)
Nessuno si merita la violenza di dover aderire ad aspettative altrui, di essere considerato troppo, o troppo poco. Non ancora o non più. Facciamo invece sempre sentire chi amiamo: accolto, esattamente per quel che è. Poiché tutti noi abbiamo diritto non a sentirci amati nonostante, ma a essere amati proprio perché.

Accetta – Yeva Sai (Alina)
Non sempre l’amore dura. E, dopo un ercorso condiviso, può succedere di dover spezzare un cuore, pur di non spezzare noi stessi. Perché siamo al mondo per fiorire, non per appassire all’ombra di rapporti in cui non ci riconosciamo più. Ecco perché amare, a volte, può voler dire accettare che le persone siano felici anche senza di te.

Impara – Domenico Cuomo (Cardiotrap)
L’amore è un lavoro. E impararlo è forse la vera ragione per cui siamo qui. Si può riuscirci solo con un’applicazione quotidiana. Tu le insegni le tue parole, lei ti insegna le sue. Fino a quando non inventerete le vostre.

Verità – Antonio D’Aquino (Milos)
Abbandoniamo gli stereotipi del vero uomo o della vera donna, per ambire a essere uomini veri e donne vere. Gli uomini veri e le donne vere vivono e amano nel mondo, accolgono le loro diversità e quelle degli altri come una risorsa, sapendo che sono proprio queste a renderli liberi.

Accanto – Francesco Panarella (Cucciolo)
Una coppia non si fonda sull’attribuire ruoli, ma sul condividerli, non sul tracciare confini, ma sullo starsi accanto, certe volte perfino sull’attendersi, accettando anche i momenti di silenzio in cui ti sembra che non stia succedendo niente. Ma quell’attesa è solo ciò che prepara il tuo meglio. Quel silenzio è solo ciò che testimonia il tuo amore.

No – Maria Esposito (Rosa Ricci)
È una parola dura, che dobbiamo riuscire a pronunciare e che gli altri devono esser pronti a ricevere. “No” è la parola che stabilisce il perimetro della nostra volontà, e rende chiaro che l’amore non deve c’entrare mai, mai con il possesso. Per questo “no”, a volte, è la più alta dichiarazione d’amore che si possa fare.

Insieme – Massimo Caiazzo (Carmine)
E sì, può sembrare una parola fuori moda, soprattutto in questi tempi in cui a donne e uomini, talvolta, capita di viversi come avversari. Ecco la parola più preziosa di tutte, quella su cui investire per il futuro. Perché ciò che conta è che ricominciamo a guardare gli uni negli occhi degli altri. Quel che sceglieremo di vedere, dipenderà solo da noi.


Elena Cecchettin contro il dialogo di ‘Mare fuori’ a Sanremo: “Pinkwashing”. L’autore si difende: “Commissionato un testo sull’amore, non sui femminicidi”

di Giulia D’Aleo (link)

La sorella della studentessa uccisa ha rilanciato il post di una scrittrice che ha criticato l’intervento del cast di ‘Mare fuori’ sul tema del femminicidio. Amadeus: “Rispetto Cecchettin ma non devo scusarmi”

Non è ancora chiaro se il dialogo andato in scena durante la seconda serata di Sanremo, recitato dagli attori di Mare Fuori, dovesse parlare di femminicidio o d’amore. Di certo, è stato il dialogo della discordia. Se alcuni l’hanno apprezzato, molti altri lo hanno etichettato come vuoto e superficiale, non all’altezza di trattare un tema complesso come quello della violenza di genere. Inclusa Elena Cecchettin, sorella di Giulia, che l’ha definito “un siparietto intriso di pinkwashing”. L’autore del testo, Matteo Bussola, sul suo profilo Facebook si difende: “Non era sul femminicidio, ma sull’amore”.

Le critiche delle attiviste
Mercoledì sera gli attori della nota serie tv avevano portato sul palco dell’Ariston un testo di Matteo Bussola sulle “nuove parole dell’amore”: “Ascolta, accogli, accetta, impara, verità, accanto, no e insieme” quelle scelte dall’autore.

A essere contestata, prima di tutto, era stata una scelta di base: affidare un testo sulla violenza di genere – o sull’amore e le relazioni tossiche – a un uomo. Bussola, dice la scrittrice e attivista Carlotta Vagnoli, “ha pensato bene di accettare l’incarico e non delegare o suggerire, che so, il nome di qualcuno che sappia di cosa stiamo parlando”.

Per di più, aggiunge, “ha pensato di proporre un testo paraculo, sdolcinato, retorico e assolutamente non a fuoco e problematico sul tema più discusso degli ultimi mesi”. Nell’introdurre queste “nuove regole dell’amore”, infatti, Amadeus aveva parlato di una “quotidianità spesso funestata da una parola drammatica, aberrante, odiosa: femminicidio”. Da qui, in molti avevano sottolineato l’incongruenza tra il tema della violenza di genere e il dialogo portato in scena.

“Quando ho letto il discorso – scrive infatti sui social la scrittrice Carolina Capria – ho pensato subito che sarebbe bastato poco, una parolina qua e due là, per renderlo meno vuoto e più centrato sulla violenza di genere, come Amadeus aveva annunciato. Parliamo meno di amore e più di rispetto, meno di sentimenti e più di rapporti di potere”. Al glossario di Bussola letto sul palco, ne ha poi proposto uno alternativo:

[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) Article Embed – q2ocfTpM99urA2c]]

Elena Cecchettin: “Le vittime se ne fanno poco”
Nemmeno Elena Cecchettin, la sorella di Giulia uccisa dell’ex fidanzato Filippo Turetta, sembra aver apprezzato il dialogo. Accodandosi alle critiche di Vagnoli, ha rilanciato una storia in cui veniva definito: “roba da baci Perugina”.

“Di un siparietto intriso di pinkwashing le vittime di femminicidio e le sopravvissut3 se ne fanno poco, davvero non si poteva fare di meglio?” ha aggiunto, accusando il Festival di un femminismo di facciata, che sfrutta a scopi di marketing una battaglia non sentita.

Sulla possibilità di una partecipazione di Cecchettin al Festival, Amadeus, interrogato dai giornalisti, ha chiarito che: “non sarà invitata, massimo dolore per Elena e la famiglia. L’intervento di Mare Fuori riteniamo sia stato un intervento bello, ma rispetto il parere di Elena”. Per poi aggiungere: “Se penso di chiamarla in privato per scusarmi? Non credo di aver offeso nessuno, quindi non mi devo scusare”.

La replica di Bussola
Tra le critiche sulla superficialità, che lo scrittore definisce “legittime”, alcune, scrive, si baserebbero “su un fraintendimento che forse è necessario chiarire: Il mio NON ERA un pezzo sul femminicidio”. Quello che gli era stato commissionato, sostiene, era un pezzo sull’amore e le relazioni, “una specie di velocissimo glossario relazioni sane vs. relazioni tossiche. Tutto qui”.

Lo stesso Amadeus lo aveva definito così nella sua presentazione, “solo che poi ha aggiunto il passaggio sul femminicidio – dice Bussola – che ha cambiato in parte “colore” al contesto e pure al testo, e che ha fatto inalberare alcune e alcuni, perché è OVVIO che i femminicidi non c’entrino mai nulla con l’amore”. Il problema, quindi, sarebbe unicamente di focus. Nessuna intenzione di parlare di violenza di genere, quanto piuttosto di “aprire una piccola crepa, uno spiraglio, rispetto alla narrazione delle relazioni che normalmente i più giovani leggono/sperimentano/subiscono”.

E tornando ai commenti sulla scarsa profondità, tiene a ribadire, ancora una volta, che tre minuti non sono sufficienti per fare approfondimento e chi “si aspettava dal sottoscritto un saggio di Bell Hooks mi sa che non ha idea di che cosa voglia dire stare all’interno di tempi televisivi”. Lo appoggia anche lo scrittore Alberto Pellai: “Ha donato al Festival di Sanremo un bellissimo testo di educazione emotiva e sentimentale”. E poi aggiunge: “Tutto il resto è dare definizioni a ciò che ha scritto l’autore senza minimamente averne compreso il senso e l’obiettivo”.